I numeri
Qualche considerazione generale a proposito dell'annata appena conclusasi, per il nostro settore giovanile.
Se non sbaglio, per il quarto anno consecutivo il settore giovanile conquista almeno un titolo di categoria (2006 giovanissimi; 2007 primavera; 2008 allievi, 2009 giovanissimi). Inoltre quest'anno i risultati sono particolarmente significativi perché accompagnati dal 2° posto degli allievi, dalla prematura e sfortunata eliminazione della primavera ad opera del Siena (poi finalista); dal fatto che nella primavera stessa erano numerosi gli esordienti di categoria ('91), quando altre squadre schieravano atleti ai limiti d'età ('89). Da notare che tra gli atleti teoricamente schierabili dall'Inter, ben due (Mario e Santon) si sono affermati alla grande in prima squadra e uno (Bolzoni) è stato sempre aggregato alla prima squadra stessa.
A questi dati vanno aggiunte le vittorie nelle rispettive categorie degli allievi regionali (trionfatori anche in diversi importanti tornei) e dei giovanissimi regionali.
Tuttavia i dati vanno analizzati, perché anche se essi indicano una assoluta condizione di vertice delle nostre squadre nel panorama nazionale, è sempre possibile (e direi doveroso, viste le difficoltà finanziarie in cui versa il nostro calcio) provare a migliorare.
Terminata la regular season, quando ancora erano in lizza 16 squadre per categoria, avevo avanzato un pronostico: 40% la previsione di vittoria per i giovanissimi; tra il 20 e il 30% le altre.
Non credo di aver sbagliato di molto, per il semplice fatto che avevo seguito le squadre per tutto l'anno ed ero consapevole di qualità e limiti.
I Giovanissimi nazionali

Partiamo dai giovanissimi: si erano dimostrati per tutto l'anno i più forti, dalla vittoria nello Scirea, al trionfo nel loro campionato con un vantaggio enorme su Atalanta e Milan. Lo spostamento a centrale del fortissimo esterno sinistro Marini (proveniente da Teramo) aveva eliminato l'ultimo limite: la saldezza difensiva (e infatti la squadra ha vinto le ultime 4 partite della maratona scudetto per 1-0). Gli altri punti di forza inequivocabili erano il laterale destro Bandini, ottimo nella spinta e nell'appoggio; i centrocampisti Pasa (addirittura devastante, inizialmente, per la superiorità atletica poi in parte recuperata dagli avversari) e il forte interditore di centrocampo Sarina. Ma l'organico era semplicemente favoloso nella fase offensiva: per ogni ruolo c'erano almeno due atleti di pari, grande valore: gli esterni destri Garritano e Guglielmotti; i mancini Ntwon e Laraia, i rifinitori Belloni e D'Ascanio, i centravanti Terrani e Monachello, per non parlare dell'esterno Byaie e del rifinitore Del Piero, praticamente mai schierati (ma Del Piero sarebbe stato titolare in qualsiasi squadra). L'alternanza resa possibile da questa ricchezza ha consentito agli atleti di arrivare alla fase finale ancora freschi e pimpanti. E quando il trascinatore Terrani ha dovuto dare forfait, nella finale, per la febbre, il sostituto Del Piero ha realizzato il gol decisivo.In queste condizioni, l'unico dubbio poteva derivare dal rischio della casualità, implicito in ogni incontro praticamente a eliminazione secca. Un plauso quindi va, oltre che ai giocatori, al mister Cerrone, e a tutti i suoi collaboratori, ma anche a chi ha predisposto questa squadra straordinariamente competititiva
Gli Allievi nazionali
Per gli allievi invece il discorso non è incondizionatamente positivo, a prescindere dall'ottimo secondo posto. La squadra, che ha perso a gennaio forse il suo miglior difensore per un grave infortunio, ha mostrato nel corso dell'anno punti di forza ma anche debolezze evidenti, tanto che il piazzamento d'onore si può considerare anche insperato (almeno per me). Probabilmente c'erano 2-3 squadre più complete, tra cui, oltre alla Fiorentina, anche la Roma.
Senza voler criticare né i dirigenti (ci mancherebbe altro, dopo due finali in due anni), né l'allenatore e parlando da semplice tifoso, con il senno di poi, alcuni errori sono stati commessi.
Personalmente ad esempio, avrei schierato la squadra in un altro modo: difesa a tre, con Bertin – il più rapido esperto e reattivo, dei tre – centrale; due centrocampisti centrali (Fossati e Crisetig); quattro esterni (Natalino, Micheletti, Conforto, Biraghi), capaci di attaccare ma soprattutto di ripiegare, trasformando il modulo in un 541 in fase difensiva; una sola punta (Dell'Agnello). Ci sarebbe stato il sacrifico di Jiranek, ma il giocatore appariva da qualche tempo in evidente calo di condizione. In ogni caso sia lui sia Mame potevano rappresentare carte successive da giocare in caso di necessità.
Aldilà di questi particolari, c'è da dire che i due Cecki e i quattro nazionali da tempo avevano perso la brillantezza iniziale e comunque la squadra nelle sfide importanti (in campionato con l'Albinoleffe, giunto secondo; nei maggiori tornei, nelle fasi eliminatorie) aveva incontrato notevoli difficoltà. Nella finale abbiamo inoltre potuto ammirare due giocatori che “dovevano” essere nerazzurri: il centrocampista De Vitis, offerto dopo Piacenza all'Inter prima che ai viola e la punta senegalese Babecar, “scartato” dopo numerosi provini sostenuti a Interello. Non si può acquistare tutti, ma è certo che con questi due giocatori l'esito sarebbe stato diverso.
Non mi sarei dilungato così tanto su questi aspetti, se non perché, uniti alle considerazioni che svolgeremo sui Primavera, ci consentiranno di formulare riflessioni generali sulla politica societaria.
Sintetiche pagelle annuali (4-4-2)
Gallinetta: 6 dopo un inizio in sordina sembrava aver riacquistato la forma migliore. In finale ha commesso qualche errore decisivo;
Bertin: 7 veloce, potente, sicuro. Pur non avendo un fisico straordinario, è uno dei pochissimi già pronto atleticamente per la Primavera (dove ha esordito);
Galimberti: 7.5 Difensore del '93 si è affermato in categoria. Ha fisico e buoni piedi. Deve migliorare sulla reattività e sulla rapidità. Grande promessa;
Kysela: 6.5 centrale roccioso, sempre concentrato, buono atleticamente. E' sgraziato nei movimenti, ma risulta sempre molto efficace;
Biraghi: 6 + una buona rivelazione. Non fortissimo in fase difensiva, ha passo per gli inserimenti e anche un discreto tiro da fuori;
Natalino: 6- (in relazione alle attese). Difensore-centrocampista tecnico ed elegante, soffre cali di concentrazione ed è più “bello” che efficace. Nell'ultima parte è migliorato come determinazione;
Micheletti: 6+ esterno di grande corsa e generosità. A centrocampo, sa difendere ed attaccare. Elemento prezioso per gli equilibri tattici della squadra;
Crisetig: 8 l'altro '93 che si è affermato alla grande, sino a diventare il perno irrinunciabile del centrocampo. Talento da seguire con grande interesse;
Fossati: 7.5 Campionato forse leggermente inferiore al precedente. Ha personalità e grandi qualità tecniche, deve migliorare atleticamente e come capacità di giocare a due tocchi;
Jiranek: 6.5 talentuoso, ma molto incostante. Quando è in condizione fa male, con le sue invenzioni e i suoi tiri. Le qualità ci sono, ma deve progredire;
Dell'Agnello: 7.5 E' migliorato molto tecnicamente. Ha grande potenza che sfrutta soprattuto sulle palle alte. Fisicamente è pronto per la Primavera;
Mame: 7 Fisico e potenza devastanti. Tecnicamente e tatticamente deve molto
progredire, perché è da poco nel calcio che conta;
La Primavera
Non ha fatto male, pur essendo la compagine uscita più precocemente dalla lotta scudetto. Eliminata dal Siena (poi arrivato in finale) dopo una partita sfortunata, ha ottenuto …."szeru tituli", ma soprattutto il gioco espresso non è piaciuto agli osservatori più estetizzanti. Schierata con molto realismo pragmatico dal mister, ha privilegiato la competitività agonistica e tattica
rispetto alla tecnica. Ha pagato però la mancanza di qualità assoluta.
Giudicando a posteriori, forse sarebbe stato meglio collaudare maggiormente gli elementi più tecnici (Tremolada, Destro) o impiegare i giovani più promettenti (Caldirola) nel loro ruolo naturale. Gli innesti non sono stati particolarmente felici: si è trattato quasi sempre di giocatori molto fisici, ma non eccelsi come qualità.
Daminuta, che possiede un piede eccellente, soprattuto nel calciare e lanciare, schierato da difensore centrale non ha convinto. Qualcuno dei “vecchi” (Napoli, Gerbo) è stato un po' al disotto delle aspettative.
Sulla primavera, più conosciuta anche dal tifoso medio, non mi dilungo oltre
Conclusioni
Ci sono delle realtà che non possiamo trascurare: il Presidente ha annunciato una politica di rientro dal deficit che si esprime anche nel via libera alle cessioni di grandi giocatori (Ibra, Maicon) . Le disponibilità finanziarie sono diminuite e l'appeal del nostro calcio in generale è diminuito. Acquistare grandi campioni nella piena maturità sarà impossibile, nei prossimi anni. Bisognerà dunque puntare su un mix di campioni esperti, uomini guida, anche oltre la trentina, e giovani talenti scelti quando ancora i loro costi non sono proibitivi.
Pensare di prelevare i futuri titolari solo da un vivaio che dispone di risorse importanti ma limitate è una sciocchezza che ci porterebbe al declino inevitabile. I Mario e i Santon non sono la norma, sono eccezioni non programmabili. Si deve spostare una parte delle risorse liberate dalle cessioni e dai ridotti stipendi della prima squadra in investimenti mirati più sulla qualità dei giovani da acquistare. Siamo una delle squadre italiane che investono di più sul settore, ma ancora non basta. I talenti migliori vengono presi dalle squadre estere, e persino da alcune italiane (Fiorentina, Empoli...) perché hanno un budget ben più consistente. I nostri osservatori fanno miracoli, ma devono competere, sui pochi veri talenti, con squadre ben più attrezzate finanziariamente. E quindi ripiegano spesso sulle seconde scelte.
Non è in discussione lo straordinario lavoro del nostro settore giovanile, assolutamente. Ma se si vuole sperare di restare competitivi, in Italia e magari in Europa, senza spese esorbitanti per i grandi top players, non ci sono altre vie: occorre poter andare precocemente sui giovani migliori, sui veri numeri uno, in Italia e nel mondo.
Luciano